E' un paese antichissimo che prende il nome dalla sua posizione; esso è al centro di quattro dorsali da cui si
dipartono valli minori, donde il nome di paese che " serra le valli ". Langhe venne poi aggiunto in seguito e serve solo
come localizzazione geografica poiché col passare del tempo la denominazione è variata più volte.
In un documento del 1077 viene indicato come: "Serravallis Albesium Pompeianorum", il nome cambia quando
il paese, dato in dote alla figlia di Tommaso I° marchese di Saluzzo, diventa "Serravallis de Languis".
Per tutto il XIX secolo e fino all'attuale denominazione è chiamato:
"Serravalle d'Alba", anche se in una carta geografica del XVI secolo
il paese è indicato come: "Seravale".
Secondo notizie storiche, per altro incerte, Serravalle sarebbe stato nel Comitato di Alba un villaggio romano
situato originariamente sulla sponda sinistra del torrente Belbo, successivamente trasferitosi sopra un sperone
affacciato sullo stesso torrente in località Villa (ai Porri) attorno ad una roccaforte fatta costruire dal feudatario.
Con testamento del 1142 Bonifacio del Vasto divise i suoi possedimenti tra i sette figli e Serravalle, indicato nel
testamento come "Castra Serravallis", passò a Manfredo marchese di Saluzzo e successivamente al marchese
Enrico Del Carretto.
Nel secolo XII, in seguito alla distruzione del Borgo della Villa da parte di incursioni Saracene e al verificarsi
di molteplici epidemie, furono numerose le famiglie che si spostarono nell'attuale sito posto a 762 m. s.l.m.
Il paese si sviluppò attorno al castello ove sono ancora visibili i resti di alcune fondazioni e del pozzo.

Serravalle rimase per molto tempo sotto il dominio dei marchesi Del Carretto, venne poi inserito nei feudi
imperiali e vi rimase fin quando, nel 1735, Carlo Emanuele III, re di Sardegna, lo riscattò in conseguenza delle
vittorie conseguite nella guerra di successione polacca.
Il paese passò definitivamente sotto il dominio di Casa Savoia, anche se i marchesi Del Carretto conservarono
alcuni diritti feudali.
A Serravalle, la presenza di un club giacobino, fece sì che il 10 febbraio 1799 si innalzasse sulla piazza principale del
paese IL PRIMO ALBERO DELLA LIBERTA', a tre colori con bandiera tricolorata.
Numerosa fu la partecipazione dei serravallesi ai festeggiamenti, adeguarono anche le delibere consigliari sostituendo
il preambolo " IN NOME DEL SIGNORE " con le parole:
"LIBERTA', VIRTU', EGUAGLIANZA".
Si verificarono comunque episodi di intolleranza nei confronti di chi non voleva aderire ai festeggiamenti e indossare
la coccarda.
Pertanto nel maggio del 1799, un gruppo di bossolaschesi, entrati con forza in Serravalle, distrusse l'albero della
libertà e fecero prigionieri alcuni fautori della rivoluzione.
Sempre nello stesso periodo un reparto francese, nel quale serpeggiava una epidemia di tifo, si fermò per breve
tempo nel paese e seppellì un centinaio di soldati in località San Sebastiano, ancora oggi chiamata "buco dei morti".
I francesi, in ritirata, furono attaccati da tutte le parti, da squadre formatesi nei vari paesi, con imboscate e agguati.
La guerra, il banditismo crearono situazioni di estrema povertà tra la gente del paese e quasi tutti soffrirono la fame.
Nel giugno del 1800, quando Napoleone vinse a Marengo, ritornarono i francesi, aumentando così gli scontri e i
contrasti fra le fazioni.
Per sedare tutte queste risse furono mandati in paese dei soldati dal Comando di Alba.
La richiesta di un distaccamento francese comunque costò alla comunità vitto e alloggio per i soldati; il comandante
pretese che tale pagamento avvenisse con monete d'oro e d'argento.
Tutto questo creò una estesa conflittualità anche se non si riesce a capire con chiarezza quale fu la ripercussione
di tutti gli avvenimenti sulla popolazione di Serravalle.
Nel maggio del 1814 non bastò il ritorno del Re Vittorio Emanuele I per placare gli odi, i rancori, le violenze di
opposte fazioni e le reciproche accuse.
Il Sovrano abolì tutte le leggi del periodo Napoleonico e fece ritornare in servizio tuti gli uomini nominati sedici anni prima.
Inoltre gravi sciagure, forti grandinate e il terremoto colpirono in quegli anni il paese di Serravalle.
Lo scoppio della I Guerra Mondiale causò al paese di Serravalle altri anni di sofferenza, molte furono le
famiglie con figli e mariti in guerra.
Infatti si costituì, in ogni paese, un Comitato che aveva il compito di raccogliere offerte da dare alle famiglie
di richiamati per alleviare le preoccupazioni e i disagi di tale evento.
Era un gesto quasi assurdo: si chiedeva ai poveri per ridare ai poveri.
Lo Stato, nel 1916, un anno dopo l'inizio della guerra, diede al comune la somma di
£ 100.000 da dividere tra famiglie bisognose con mariti e figli in guerra.
La guerra terminò vittoriosamente il 4 novembre 1918; purtroppo i problemi, soprattutto economici, rimasero gravi.
Il periodo del Dopo guerra fu caratterizzato da forti agitazioni sociali e da violenze messe in campo da un nuovo
partito quello Fascista.
Nel mondo contadino serravallese, alla fine degli anni trenta, incominciarono a giungere notizie per nulla
tranquillizzanti, era in arrivo un secondo conflitto Mondiale.
Molti furono i soldati richiamati e tanti gli sfollati che arrivavano in paese.
Qualche anno dopo incominciarono ad insediarsi nella zona del Cebano e di Murazzano reparti partigiani
detti "autonomi" o "badogliani" comandati dal Maggiore Martino Enrico (Mauri) mentre nella zona di Serravalle,
con diramazione nella valle Belbo e nella bassa langa da Monforte a Diano, si stabilì un primo nucleo delle
formazioni "Garibaldi" alle dipendenze del tenente di Cavalleria Latilla Giovanni (Nanni).
Il territorio di Serravalle continuò ad essere teatro di guerra, perché, si insediarono tre tra i più importanti
Comandi delle formazioni "Garibaldi delle Langhe".
Il primo, in assoluto, era denominato "Raggruppamento Divisioni d'Assalto Garibaldi" con sede in località Porri;
il secondo con il nome "VI Divisione Garibaldi Langhe" risiedeva in località Villa; l'ultimo chiamato
"99° Brigata Luigi Fiore" era posizionata in località Vigne.
Ai citati Comandi Partigiani si posero numerosi problemi, che scaturivano sia dalla necessità di fronteggiare i
continui rastrellamenti da parte di SS o R.S.I., sia dall'esigenza di organizzare, nel modo migliore, requisizione
e contributi della popolazione per il mantenimento dei reparti.
Il fondamentale aspetto della sopravvivenza delle formazioni partigiane venne affrontato incontrando molte
difficoltà, perché si trattava di sottrarre, ad una popolazione già molto povera, quote di legumi, cereali, carne,
formaggi, uova ...; furono istituite delle Intendenze divisionali con il compito di operare nel modo più equilibrato possibile.
Senza dubbio il Movimento Partigiano non sarebbe potuto sussistere se non ci fosse stato l'aiuto determinante del
mondo contadino.
Tutto quel periodo fu costellato da vicende belliche che pur nascendo o concludendosi in altre zone interessavano
direttamente o indirettamente il territorio del nostro paese.
Con l'arrivo dell'aprile 1945 e con la fine del conflitto si poterono tirare le somme del tributo offerto, anche da
Serravalle, sull'altare di quella tragica guerra.
In loro memoria è stato eretto un "faro".
In ricordo dei Caduti di tutte le guerre, sulla piazza principale del paese, sorge un monumento sulla cui lapide si legge:
QUESTE PIETRE
QUI TRA DI LORO CEMENTATE
PROVENGONO
DAI LUOGHI SACRI ALL'ITALIA
CARSO ISONZO GRAPPA PIAVE
DALLE STEPPE DI RUSSIA
DALLE TERRE D'AFRICA
DI GRECIA ALBANIA JUGOSLAVIA
COSI' IL RICORDO
DEI SACRIFICI COMPIUTI
PER LA PATRIA
DAI NOSTRI PADRI E FRATELLI
UNISCA E RENDA SALDI
GLI ANIMI DI NOI GIOVANI.
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